Il Garante blocca ChatGPT per raccolta illecita di dati personali, assenza di sistemi per la verifica dell’età dei minori e per...

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Il Garante blocca ChatGPT per raccolta illecita di dati personali, assenza di sistemi per la verifica dell’età dei minori e per...

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Pubblicato in App e software · 19 Aprile 2023
ChatGPT, il più noto tra i software di intelligenza artificiale relazionale in grado di simulare ed elaborare le conversazioni umane, lo scorso 20 marzo aveva subito una perdita di dati (data breach) riguardanti le conversazioni degli utenti e le informazioni relative al pagamento degli abbonati al servizio a pagamento.

Nel provvedimento, il Garante privacy rileva la mancanza di una informativa agli utenti e a tutti gli interessati i cui dati vengono raccolti da OpenAI, ma soprattutto l’assenza di una base giuridica che giustifichi la raccolta e la conservazione massiccia di dati personali, allo scopo di “addestrare” gli algoritmi sottesi al funzionamento della piattaforma.

Come peraltro testimoniato dalle verifiche effettuate, le informazioni fornite da ChatGPT non sempre corrispondono al dato reale, determinando quindi un trattamento di dati personali inesatto.

Da ultimo, nonostante – secondo i termini pubblicati da OpenAI – il servizio sia rivolto ai maggiori di 13 anni, l’Autorità evidenzia come l’assenza di qualsivoglia filtro per la verifica dell’età degli utenti esponga i minori a risposte assolutamente inidonee rispetto al loro grado di sviluppo e autoconsapevolezza. Da qui la decisione e il Garante blocca ChatGPT.

OpenAI, che non ha una sede nell’Unione ma ha designato un rappresentante nello Spazio economico europeo, deve comunicare entro 20 giorni le misure intraprese in attuazione di quanto richiesto dal Garante, pena una sanzione fino a 20 milioni di euro o fino al 4% del fatturato globale annuo.

La decisione del Garante ha suscitato molte polemiche e diversi commenti, tra i più interessanti quello di Gianluca Dettori Chairman e Partner Primo Ventures, con una lunga esperienza alle spalle in fatto di tecnologia (è stato tra l’altro il fondatore di Vitamic, prima piattaforma online per la vendita di musica un MP3) che ha cercato di spiegare perché il Garante ha bloccato ChatGPT, al di là delle motivazioni addotte.

“L’Italia è la prima nazione al mondo a bannare ChatGPT AI. La decisione è stata del Garante della Privacy, il  Prof. Pasquale Stanzione, che ci ha fatto vincere questo primato. E così da oggi siamo la prima nazione al mondo i cui cittadini non potranno utilizzare la più rivoluzionaria tecnologia informatica dopo il TCP/IP.

Il Prof. Stanzione poi ha voluto precisare in TV, di aver firmato l’appello di Elon Musk sui rischi dell’AI. Rivelando così la verità: qui la privacy non c’entra nulla, il tema vero è la paura. La privacy qui è una foglia di fico per nascondere il terrore di essere qualcosa di irrilevante e superato. Si certo esistono le VPN e se volessi usare ChatGPT adesso non avrei problema, questo bando oltre ad essere controproducente è un pò ridicolo. Ma qui forse c’è un tema di diritti fondamentali.

Il diritto alla privacy supera il mio diritto di essere umano di avere accesso all’informazione? Anzi in questo caso avere accesso al più rivoluzionario e potente strumento di informazione oggi esistente? L’autorità del Garante supera quella del nostro diritto di essere informati? A me non pare. Ma non sono un esperto di cavilli giuridici. Conta la sostanza. Da ascoltare questa interessante intervista con Bruno Vespa che dice tutto, dove emerge lo stesso tipo di problema in pieno COVID sui dati sanitari. Introduce una sorta di interessante concetto della sovranità del dato sopra le persone”.

Il Garante ha bloccato ChatGPT con grande stupore dell’opinione pubblica. “L’intervento del Garante anzitutto sembra contestare a ChatGPT la mancanza di trasparenza, intesa come mancanza di informativa agli utenti rispetto alle finalità e modalità del trattamento dei dati personali eventualmente comunicati – afferma Massimiliano Masnada, Partner di Hogan Lovells –  Il provvedimento, inoltre, richiama la necessità che sia individuata una base giuridica rispetto alla legittimità del trattamento da parte di OpenAI dei dati personali eventualmente raccolti dagli utenti.

Infine, il Garante lamenta una mancanza di trasparenza sui filtri e altri meccanismi adottati da ChatGPT per impedire ai minori di 13 anni di utilizzare il servizio. Quest’ultimo punto, peraltro, accomuna l’intervento del Garante nei confronti di ChatGPT a quello che, a suo tempo, fece nei confronti di TikTok.

Il Garante ha bloccato ChatGPT ma si tratta di un provvedimento temporaneo: “Il provvedimento odierno che,  va ricordato, ha natura temporanea di blocco del trattamento – continua Massimiliano Masnada, Partner di Hogan Lovells – ma non implica necessariamente un divieto definitivo all’uso del servizio, pone numerose riflessioni, al di là delle misure specifiche che saranno intraprese da OpenAI per superare il blocco del Garante, sul futuro dei meccanismi di AI e su quanto è necessario fare per creare una cultura di legalità rispetto al loro utilizzo.

Non bastano, ad opinione di chi scrive, i pur necessari meccanismi di privacy by design e privacy by default ovvero i controlli e i rimedi per tutelare la privacy degli interessati, specie se minori. Occorre creare una nuova cultura tecnologica che si fondi sull’etica e sul rispetto dei diritti fondamentali. Non è questo il luogo, né sarei in grado di dare indicazioni e, tanto meno, soluzioni, certo che un certo tipo di “pessimismo di maniera” connesso all’evoluzione degli strumenti tecnologici alimenta solo la paura e la preoccupazione senza essere utile in alcun modo a sviluppare una cultura della legalità.

Occorre, a mio parere, abbracciare il progresso pur mantenendo lo spirito critico necessario per evitare usi distorti e dannosi. In tal senso, credo sia importante diffondere informazioni in modo quanto più neutro possibile, raccogliere preoccupazioni e opinioni, porre i problemi per cercare le soluzioni. Tutto ciò non può prescindere da un dati incontrovertibile. I dati, a prescindere che siano personali o meno, sono il carburante necessario per lo sviluppo di meccanismi di AI come ChatGPZ.

L’accesso ai dati consente di avere algoritmi più precisi ed idonei all’utilizzo per migliorare la vita delle persone. Il loro deve avvenire in modo sicuro ed etico. Per fare ciò non bastano i divieti. Un primo passo, in tale senso, sarà la corretta implementazione delle regole sul riuso dei dati che sono alla base del Data Governace Act, di prossima entrata in vigore, e del successivo Data Act. La giostra è appena partita”.



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